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LE REGOLE E LO SPIRITO DEL «FERMO TECNICO»
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Vertenza pescatori, tolleranza per i pescherecci che sconfinano Riposto. In attesa di una soluzione definitiva, il comando generale delle Capitanerie di porto non applicherà le sanzioni previste
Si è conclusa con una simbolica occupazione dei binari della stazione ferroviaria di Giarre-Riposto, la seconda giornata di protesta del comparto della pesca delle marinerie di Acitrezza, Acireale e Riposto. Lo stato di agitazione - che vede lottare unitariamente le tre marinerie della Sicilia orientale - è finalizzato alla richiesta di abolizione del "blue box", uno strumento satellitare che segnala alle Capitanerie di porto gli sconfinamenti dei pescherecci superiori a 15 metri di lunghezza oltre il limite di 20 miglia dalla costa. Ieri pomeriggio - dopo i momenti di tensione vissuti il giorno prima durante la manifestazione di protesta dinanzi al locale Circomare - si respirava una certa calma tra gli operatori della pesca che hanno stazionato per ore nella via Duca del Mare, circondati da un servizio d’ordine (composto da Ps, Cc, Gc e Pm) che ha vigilato con massima discrezionalità sullo svolgimento della manifestazione. Intorno alle 14,30, arrivava l’attesa notizia positiva da Roma, comunicata ai pescatori da Carmelo Micalizzi, presidente della federazione siciliana degli armatori e dal deputato regionale, on. Nino Amendolia di Riposto. «Il col. Zanghì, vicecomandante della Cp di Catania - ha spiegato Carmelo Micalizzi alla folla di pescatori - mi ha comunicato che il Comando generale delle Capitanerie di Porto sta esaminando con attenzione le richieste avanzate dalle nostre marinerie. C’è anche l’impegno di una certa tolleranza verso i pescherecci che sconfinano oltre le 20 miglia, in attesa di una radicale soluzione del problema. La protesta di questi giorni, è soprattutto il frutto di una politica sbagliata della Direzione generale della Pesca, ad iniziare dal 1976, con il rilascio di una miriade di licenze di pesca per barche di nuova costruzione. L’installazione del "blue box" significherà per queste imbarcazioni la messa in disarmo. Se queste imbarcazioni fossero immatricolati a Malta o a Tunisi, sarebbero autorizzati a pescare oltre le 20 miglia». «La prossima settimana, assieme ad una delegazione di pescatori, mi recherò a Roma, alla Direzione generale della Pesca - dice l’on. Amendolia, impegnato a districare il "bandolo della matassa" di una situazione che rischia di compromettere centinaia di posti di lavoro - per chiedere l’autorizzazione alla pesca oltre 20 miglia per una fascia di circa settecento pescherecci della marineria siciliana: ciò consentirà loro di pescare il tonno, pescespada e alalunga. Anche il Comando generale delle Capitanerie di Porto, è propenso a prendere in considerazione le richieste della nostra marineria». «Auspichiamo che le istituzioni coinvolte - afferma in una nota la Fai Cisl di Catania - possano muoversi nella direzione del buon senso e dare anche ai pescatori siciliani le opportunità che hanno gli altri europei». PENSIERO CRITICO s. s.) Sulla vicenda del "blue box" arriva anche un pensiero critico da parte dell’assessore comunale al Mare e alla Pesca, Giuseppe Conti. «È un errore non affrontare unitariamente il problema, altrimenti la forza contrattuale diminuisce. La protesta andava rinviata perché al momento non c’è ancora un governo legittimato a dare risposte certe alle richieste dei pescatori. La normativa dovrebbe essere rivista sulla base delle esigenze di questa tipologia di pescatori, anche se la legge italiana si presenta variegata su limitazione e autorizzazione di pesca».
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