|
|
|
Tel. +39.095.7116036 Sicurezza Alimentare con il Marchio Siciliano doc "Pis" (Prodotti Ittici Siciliani)
LE REGOLE E LO SPIRITO DEL «FERMO TECNICO»
|
Pubblicato su "La Sicilia" di Giovedì 18 Maggio 2006 pag. 47 La federazione armatori siciliani sembra ormai vicina alla soluzione che abiliterà le imbarcazioni a pescare oltre le 20 miglia
«Blue box», per tanti pescatori si apre finalmente uno spiraglio Si apre uno spiraglio sulla vicenda delle «blue box» - apparato satellitare installato sui pescherecci, che consente l’immediata localizzazione da parte delle Capitanerie di Porto delle unità da pesca che sconfinano oltre le consentite 20 miglia dalla costa - che nelle scorse settimane ha fatto scendere in piazza le marinerie di Acitrezza, Acireale e Riposto. Come si ricorderà, "teatri" delle vibrate proteste degli operatori locali della pesca e delle loro famiglie, nei primi giorni di maggio, furono prima il porto di Riposto e il locale Ufficio Circondariale Marittimo e successivamente le sedi della Direzione marittima catanese e della Prefettura di Catania. Sopite le proteste dei pescatori - anche a seguito d’alcuni positivi segnali giunti dalla Direzione generale della Pesca di Roma, su una possibile modifica della vigente normativa, risalente ad oltre cinquanta anni fa, relativa alla limitazione di pesca entro 20 miglia dalla costa - la Federazione degli armatori siciliani, presieduta da Carmelo Micalizzi (affiancato nel trovare una rapida risposta al problema delle "blue box" dal deputato regionale di Riposto, on. Nino Amendolia), ha cominciato a monitorare tutte le strade possibili per ridare fiducia ad una categoria di lavoratori fortemente sfiduciata, autodefinitasi durante le manifestazioni nel porto di Riposto come «figli di un Dio minore» rispetto alle altre marinerie che operano in Europa. «Il passaggio del tonno, del pescespada e dell’alalunga - fecero notare i pescatori durante gli incontri con le autorità marittime e con i rappresentanti della Prefettura - avviene oltre le 20 miglia dalla costa, in zone di mare dove non possiamo spingerci, altrimenti s’incorre nelle pesanti sanzioni di legge». Ma quali soluzioni ha individuato la Federazione degli armatori siciliani? «E’ necessario dare a tutti i pescatori europei - spiega Carmelo Micalizzi - le stesse possibilità di lavoro. Non si capisce perché in Spagna i pescherecci possono andare oltre le 20 miglia, avendo esteso il governo iberico il limite di pesca, mentre da noi ciò non è possibile. Non bisogna imporre alcun limite di pesca nel mar Mediterraneo, dove non dimentichiamo che la pesca vietata ai nostri pescatori viene liberamente consentita alle flottiglie nipponiche, coreane o del nord Africa. La soluzione? Molto semplice. Assieme ai tecnici del Rina (Registro Italiano Navale, ndr), stiamo cercando di trovare delle soluzioni tecniche per abilitare le unità da pesca, attualmente con il limite di navigazione entro 20 miglia dalla costa, alla cosiddetta pesca mediterranea». «Trovata la soluzione con i tecnici del Rina - aggiunge Micalizzi - il problema legato al passaggio da pesca costiera a quella d’altura, sarà affrontato a Roma, nella sede della Direzione generale della Pesca».
|
|
|
|